The new course of Franchini Shipyard goes on

Massimo Franchini ha perfezionato i modelli: linee tese, diedri slanciati, volumi generosi e un programma di barca modulare semi-custom caratterizzano i primi due esemplari della serie: l’open Zoe e il coupé Mia.

Con i primi due modelli Zoe, la barca aperta, e Mia, la barca chiusa, inizia la produzione del nuovo corso del Cantiere Navale Franchini.

L’architetto Massimo Franchini ha definito il concept presentato a maggio, mantenendone le caratteristiche formali e concettuali, definite da linee tese, superfici diamantate e diedri slanciati che consentono di disporre di volumi generosi e garantiscono un elevata abitabilità, pur mantenendo la linea di cintura bassa e slanciata.

Il concetto che ruota intorno ai primi due modelli, e che sarà il criterio informatore di tutta la gamma, è quello di barca modulare. Il Cantiere Navale Franchini propone una ‘base’ completa e tecnicamente impeccabile sulla quale il cliente aggiunge una serie di moduli o ‘up-grade’, denominati ‘UP’ per sottolinearne il carattere migliorativo ed espansivo: sono degli elementi ‘IN PIÙ’, montati sullo scafo di base che si aggiungono per realizzare la barca che l’armatore ha in mente, desidera, vuole.

È un concetto di personalizzazione semi-custom normalmente applicato su imbarcazioni di dimensioni superiori. Massimo Franchini e il suo team ritengono che anche in dimensioni oggi definite come contenute il diportista evoluto preferisca esprimere la sua personalità in una barca che lo rappresenti e ne rispecchi i gusti le aspettative di comfort e di prestazione.

“Tuttavia – dichiara Massimo Franchini – personalizzare non vuole dire, ‘fate quello che vi pare!’. Quello che forniamo è di primissima qualità e non accettiamo stravolgimenti ma solo arricchimenti della barca da parte del cliente”.

La piattaforma di base è uno scafo di 19,20 metri fuori tutto che viene offerto in versione aperta, un open puro, un grande runabout abitabile con parabrezza e grandi spazi aperti di massima vivibilità. Su questa si possono aggiungere i vari ‘UP’ che vanno dalla semplice capote in tela, al T-Top, con sistemi vari di chiusura, sia verso prua che sui fianchi, alla cabina completa, che forma un open-coupé, al flybridge sul tetto della cabina, che compone un vero e proprio modello fly.

I layout interni, elaborati dall’architetto Marco Veglia, sono altrettanto componibili: due, tre, quattro cabine con o senza cabina equipaggio. E altrettanto componibili sono i décor, su proposta articolata e flessibile del cantiere.

Lo yacht si presta anche a innumerevoli personalizzazioni cromatiche e grafiche. Il design è stato concepito e studiato per favorire questo aspetto.“Rimane inderogabile il principio – specifica Massimo Franchini – che la barca deve rimanere ‘barca’ con elementi chiaramente nautico – navali: lo scafo, la tuga, la prua, la poppa restano elementi separati ma perfettamente omogenei, senza concessioni a elementi grafici fini a sé stessi, come strane finestre, forme spaziali, ecc. Rimane anche un’attenzione maniacale alla funzionalità e alla sicurezza degli spazi di bordo e alle atmosfere che devono rimanere ‘marine’ anche in funzione della sicurezza attiva, perché chi è a bordo deve sempre avere la consapevolezza che si trova in mare e deve potersi regolarsi di conseguenza. La prua non è solo una concessione alla ‘tendenza’, ma risponde all’esigenza di sfruttare tutta la lunghezza fuori tutto senza sacrificare prestazioni. Conferisce un carattere forte allo yacht contenendo ed esaltando il vero logo identificativo di tutta la linea”.

Anche la motorizzazione è disponibile in due opzioni, entrambe costituite dall’impianto Volvo Penta IPS, in due potenze: IPS 750 e IPS 900.

La carena è frutto dello studio Naos dell’architetto navale triestino Roberto Prevel, che ha sviluppato linee d’acqua per una navigazione morbida e sicura con prestazioni nell’ordine dei 35/38 nodi di velocità massima,a seguito di approfonditi studi di CFD. Naos Ship and Boat design è una azienda leader a livello europeo nel campo dell’ingegneria navale, specializzata in idrodinamica, progettazione strutturale e stabilità. Con la sede principale a Trieste, comprende società sussidiarie in Svezia, Spagna e Croazia.

La struttura dei listini riflette il percorso semi-custom. Si parte dal prezzo base dell’open runabout con tre cabine e si aggiungono i vari ‘UP’, T-Top, Cabin, Fly, che, a loro volta, supportano dei pacchetti da implementare. Il catalogo degli ‘UP’ sarà molto ampio, come nelle migliori marche di automotive, per consentire la più ampia personalizzazione dello yacht, comprendendo anche i ‘toys’, i gonfiabili, i Sup, gli attrezzi da pesca, da immersione, da nuoto, oltre che tutte le dotazioni e attrezzature interne per il comfort, l’entertainment, il benessere.

I primi due esemplari sono costruiti da Adria Sail di Maurizio Testuzza, di recente incaricato per la costruzione dell’imbarcazione per la prossima sfida alla Coppa America del consorzio imperiese Columbus 2021.

Programma Operativo Regionale del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale
POR MARCHE FESR 2014/2020 – ASSE 1 – OS 1 – AZIONE 1.2
INGEGNERIZZAZIONE, INDUSTRIALIZZAZIONE DEI RISULTATI DELLA RICERCA E VALORIZZAZIONE ECONOMICA DELL’INNOVAZIONE (BANDO DI ACCESSO 2017)

TITOLO PROGETTO
SiRENA – Industrializzazione di scafi in resina epossidica NAno ingegnerizzata per imbarcazioni da diporto

BUDGET PROGETTO
800.000,00 €

AGEVOLAZIONE CONCESSA
280.000,00 €

DESCRIZIONE DEL PROGETTO
Il progetto SiRENA è nato con l’intento di sposare la tradizione nautica con il progresso tecnologico legato al mondo dei materiali compositi. Il programma si basa su: ricerca e sviluppo di materiali e tecnologie di produzione, progettazione navale avanzata, commercializzazione del prodotto.

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